PackageKit 0.3.2 e Ubuntu

Incuriosito da questo nuovo gestore di pacchetti, incluso nell’ultima release di Fedora, ho provato svariate volte a farlo funzionare sulla mia amata Hardy, senza tuttavia avere dei risultati soddisfacenti.

La versione infatti ufficialmente pubblica sui repositories universe di Hardy è abbastanza vetusta: la 0.16, inservibile. Ma data la peculiarità di Launchpad e la sua versatilità, ecco spuntare fugace un bel Persona Package Archive (PPA, per gli amici) con l’ultima sfavillante versione di PackageKit, con tanto di backend per apt, pronta all’uso di un profano :)

1. Dove

Le righe da inserire nella sources.list sono le seguenti:

deb http://ppa.launchpad.net/packagekit/ubuntu hardy main

deb-src http://ppa.launchpad.net/packagekit/ubuntu hardy main

E come bere un bicchier d’acqua, aggiornate poi la lista con il solito

sudo apt-get update

2. Cosa

I pacchetti da installare sono questi:

sudo apt-get install packagekit packagekit-gnome packagekit-backend-apt

3. Come

Probabilmente prima di poter gustare la nuova applicazione dovrete riavviare il sistema operativo (e questo mi ricorda un certo sistema operativo di bassa lega ..). Fatto ciò potrrete accedere a PackageKit dal menù Amministrazioni “Aggiungi/Rimuovi software” (qui si evidenzia la notevole fantasia per i nomi).

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L’interfaccia è pulita ed essenziale. Le applicazioni posso essere filtrate secondo vari criteri: gruppo di appartenenza (Internet, Multimedia, Educazione..), se sono o meno installate, se hanno una GUI, se sono software libero o pacchetti dedicati agli sviluppatori. Inoltre ogni azione (aggiornamento, scaricamento, installazione o rimozione) verrà accompagnata da una comoda iconcina che si posizionerà nel vassoio del pannello (D-Bus).

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La gestione della password viene affidata al portachiavi di GNOME: la parola d’ordine è integrazione.

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La gestione delle dipendenze non fa una piega, segno di una maggiore maturità del backend.

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L’unica pecca che devo trovare, è la mancanza di alcuno dato riguardante lo scaricamento o la percentuale di avanzamento del processo: un piccolo e fastizioso neo (o forse più un punto nero). D’altra parte le icone animate sono una delizia per gli occhi :)

In programma c’è pure un front-end basato sulle librerie Qt, in grado quindi di integrarsi esteticamente alle applicazioni di KDE4, ma è ancora sperimentale.

Come segnalato da Ubuntufacile.org, ci sono buone prospettive che esso possa sostituire quell’obbrobrio di Adept e quell’ancora più orroroso futuro Adept 3.0 (per dire in altre parole: “come rendere il letame più puzzolente”).

Un ulteriore passo per l’uniformazione della gestione dei pacchetti in Linux è stato fatto, a voi provare :)

6 Risposte a “PackageKit 0.3.2 e Ubuntu”

  1. Simone Dice:

    Da correggere UbuntuSemplice >> Ubuntufacile.org, grazie.

  2. markpersy Dice:

    Uops, corretto.

  3. innovatel Dice:

    A primo impatto a vederlo non sembra male … il fatto è che sarò ancora a vecchio stampo … ma io preferisco la shell di gran lunga per certe operazioni :D

  4. Gabriele Dice:

    C’è un errore:
    il nome del pacchetto da installare è
    packagekit-backend-apt

    non

    package-backend-apt

  5. markpersy Dice:

    corretto :)

  6. KPackageKit è il futuro. « Riscoprirsi liberi Dice:

    [...] 4, per me, è ed è tuttoria un piccolo calvario, tuttavia io credo nelle sue potenzialità, nel suo sviluppo futuro che porterà al ridicolo il softweruncolo proprietario di pochi brufolosi [...]

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